Where Trappers greet The Brave

Là dove la foresta vide uomini diversi stringersi la mano

Where Trappers greet The Brave

Where Trappers greet The Brave

Where Trappers greet The Brave

Where Trappers greet The Brave

Timber Creek, 1832

Era una mattina chiara e immobile, il sole filtrava tra i rami dell'acero campestre che da anni dominava la piccola radura lungo il ruscello. Le acque limpide scorrevano lente sotto il ponte di legno curvato, costruito a mano dal padrone di casa, Elias "Elk" Morgan, con l'aiuto del fratello minore, Wade. Il ponte collegava la casa, in legno e mattoni con il camino fumante, al sentiero che saliva verso le montagne. Elias era un uomo di poche parole, temprato dalla solitudine e dai lunghi inverni. Ma chi lo conosceva bene sapeva che dietro quella barba grigia e quegli occhi severi, si celava un uomo che aveva scelto la pace dopo anni di vita dura. Oggi, davanti a lui, c'era Tahu, un giovane guerriero della tribù Wapiti. Non era la prima volta che si incontravano.

Sei anni prima, Elias era stato colpito a una gamba durante una battuta di caccia nei territori oltre Timber Ridge. Perso nel bosco e in pieno inverno, era stato Tahu, allora poco più che un ragazzo, a trovarlo, disarmato e svenuto. Nonostante la tensione tra trappers e indiani, Tahu lo aveva curato per tre giorni in un rifugio improvvisato, poi lo aveva aiutato a tornare a valle. Non si erano più visti da allora. Fino ad oggi. Tahu era giunto al crepuscolo del giorno precedente, con pelli pregiate sulle spalle e lo sguardo fiero. Era sceso dal versante orientale, attraversando i territori della sua gente per portare un segno di amicizia. Elias, che stava sistemando un sacco sul carro, lo aveva riconosciuto subito. Nessuno parlò subito. Solo Clara, la moglie di Elias, ruppe il silenzio: "Abbiamo del pane fresco e una coperta pronta se vorrai fermarti." Clara era una donna dal passato semplice ma intenso. Elias l'aveva conosciuta in un piccolo insediamento commerciale lungo il Missouri, dove lei lavorava come tessitrice. Si erano sposati in fretta, sotto un cielo di nuvole basse, e si erano trasferiti a Timber Creek per iniziare una nuova vita. La figlia, Lydia, era nata durante la grande nevicata del 1822, e oggi osservava l'indiano da dietro la madre, con un misto di timore e curiosità.

Vicino al ruscello, seduti su un tronco levigato dal tempo, stavano due vecchi amici di Elias: Hank "Grizz" Jefferson e Seth "One-Eye" McCallen. Avevano tracciato sentieri insieme, affrontato orsi e fame nei lunghi inverni. Ora, più che cacciatori, erano testimoni del passato, legati da storie, whisky e cicatrici. Si erano fermati a Timber Creek per riposare durante il loro viaggio verso il mercato delle pellicce a nord. "Non potevamo passare di qui senza bere una tazza con Elias," aveva detto Grizz. Sul ponte, Wade osservava la valle con il binocolo, il fucile scarico appoggiato al braccio e l'asino "Dusty" che sbuffava al suo fianco. Wade era un viaggiatore, un nomade dell'anima. Aveva udito parlare dell'arrivo di Tahu da un cacciatore incrociato tre giorni prima, e aveva deciso di deviare verso Timber Creek. Aveva perso qualcosa durante i suoi viaggi, forse la speranza, e oggi cercava risposte tra gli alberi.

Il cane Brisk se ne stava tranquillo, annusando l'aria, Moose osservava attento, mentre uno scoiattolo saliva nervoso sul tronco dell'acero spezzato. Il cavallo, Buck, brucava sereno, mentre le pecore si aggiravano lente vicino al ruscello. Nell'aria si respirava qualcosa di nuovo, non solo la resina dei pini o il fumo del camino, ma una possibilità.

Quando Tahu avanzò con passo lento, Elias fece un passo avanti. Nessuno disse nulla. Ma bastò che Elias posasse il sacco e tendesse la mano. Tahu, dopo un attimo di silenzio, fece lo stesso. E fu così che, tra le vette silenziose, nacque un gesto che valeva più di mille parole: lì dove i trappers accolgono il guerriero.

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